L’ Onorevole Elio Massimo Palmizio ha presentato al Ministro dello Sviluppo Economico Interrogazione a risposta scritta per proporre l’Istituzione delle Zone Franche Montane nelle zone dell’Appennino Emiliano, simili a quelle urbane (la cui introduzione in Italia è avvenuta attraverso la Legge finanziaria 2007), al fine di dare una risposta concreta alle problematiche che penalizzano il territorio delle terre alte quali la carenza e insufficienza di infrastrutture, il dissesto idrogeologico, lo spopolamento demografico, l’abbandono delle attività pastorali, il degrado del patrimonio edilizio rurale nonché la scarsità di servizi alle imprese. L’onorevole Palmizio interroga il Ministro per sapere se intenda adottare iniziative volte all’istituzione delle zone franche montane, nelle zone dell’Appennino Emiliano e quali iniziative intenda intraprendere al fine di garantire le agevolazioni e gli incentivi previdenziali e fiscali in grado di attrarre gli investimenti di capitale e sostenere le imprese con benefici per l’occupazione.
Il Vice Presidente dell’Amministrazione Provinciale Giuseppe Conti auspica che questa importante proposta, dallo stesso condivisa e predisposta con l’Onorevole, sia presa in seria considerazione dal Ministero preposto ed è convinto che la defiscalizzazione dell’Appennino, unitamente a una migliore viabilità, possano contribuire alla ripresa delle comunità delle terre alte.
Fabio Callori, Coordinatore Provinciale di Forza Italia di Parma e Provincia ribadisce che “ è palese ed evidente che il territorio montano parmense si sta spopolando e quindi c’è l’assoluta e prioritaria esigenza di istituire forme di fiscalità per la crescita e il rilancio di questi territori e la necessità di politiche mirate per le zone montane per permettere alle stesse di tornare ad essere “vive””.

Risposta di Beppe conti 08:57 - 26/07/16

TESTO dell'INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Al Ministro dello Sviluppo economico

Premesso che: l’introduzione delle zone franche urbane è avvenuta in Italia attraverso la legge finanziaria del 2007 (Legge 27 dicembre 2006, n. 296 articolo 1, commi da 340 a 343). Le zone franche urbane sono aree infra-comunali di dimensione minima prestabilita dove si concentrano programmi di defiscalizzazione per la creazione di piccole e micro imprese, che hanno come obiettivo quello di favorire lo sviluppo economico sociale di quartieri ed aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale;
la legge finanziaria del 2007 è stata successivamente modificata ed integrata dalla legge finanziaria 2008 (Legge 244 del 2007, articolo 2, commi da 561 a 563), che ha finalizzato l’istituzione delle zone franche urbane all’obiettivo di “contrastare i fenomeni di esclusione sociale negli spazi urbani e favorire l’integrazione sociale e culturale delle popolazioni abitanti in circoscrizioni o quartieri delle città caratterizzati da degrado urbano e sociale”;
in attuazione della legge istitutiva delle Zone Franche Urbane, il Cipe, con delibera 30 gennaio 2008, n.5, ha provveduto a definire i criteri e gli indicatori per l’individuazione e la delimitazione delle zone franche urbane delineando una procedura alla quale hanno concorso le amministrazioni comunali, regionali e il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica del Ministero dello sviluppo economico;
con la medesima delibera sono state altresì individuate 22 Zone franche urbane collocate nella maggior parte nel Sud d’Italia prevedendo agevolazioni fiscali e previdenziali per rafforzare la crescita imprenditoriale e occupazionale nelle piccole imprese di nuova costituzione ivi localizzate. Tali agevolazioni, della durata di 5 anni, consistono in esenzione dalle imposte sul reddito, esenzione dall’IRAP, ICI ed esonero dal versamento dei contributi previdenziali;
in Italia, dal recente e attuale dibattito sulle zone franche urbane sta emergendo sempre di più l’esigenza da parte di numerose amministrazioni di usufruire di forme di fiscalità di vantaggio territoriale per la crescita ed il rilancio di territori non urbani ma non per questo meno bisognosi di interventi;
la complessità dei problemi legati allo spopolamento di campagne e montagne, alla concentrazione dei servizi ai cittadini, alle imprese ed alla trasformazione del mondo agricolo e nel contempo le potenzialità di sviluppo proprio dell’Italia, del suo artigianato, della sua tradizione enogastronomica, della sua agricoltura, inducono ad una riflessione sulla sperimentazione anche in questo ambito di uno strumento finora destinato solo ai quartieri delle città;
gli esempi di alte nazioni europee possono essere di esempio, infatti, in Francia nel 1995 sono state istituite le Zones de Revitalisation Rurale comprendenti comuni con un basso numero di abitanti, con scarsa popolazione attiva e con vocazione agricola. Al loro interno si attuano misure fiscali agevolative di varia tipologia, interventi pubblici a sostegno e in sussidio dell’iniziativa privata per la conservazione delle attività agricole e lo sviluppo di artigianato e agriturismo, con lo scopo di favorire i territori svantaggiati dalla distanza, dalla collocazione geografica e dalla incapacità di attrarre sviluppo;
in Belgio, in particolare nella regione vallone, sono state istituite da alcuni anni le Zone franche locali (cd. Zones Franches Rurales) anche in territori extraurbani in comuni caratterizzati da scarsa densità abitativa, problemi di isolamento, difficoltà socio-economiche, criticità in tema di servizi essenziali, di disoccupazione, di reddito medio dichiarato, soggetti svantaggiati e condizioni abitative precarie;
va inoltre ricordato che la Commissione europea ha constatato come la creazione di questi nuovi soggetti non incida sulla concorrenza in maniera sproporzionata godendo di un regime di esenzioni fiscali;
l’Appenino rappresenta intrinsecamente una condizione di vita difficile per i propri abitanti, sia per l’orografia accidentata, per i trasporti e le comunicazioni; risulta quindi necessario approfondire le problematiche istituzionali e finanziarie del sistema montagna al fine di poter giungere alla definizione degli aspetti di coesione territoriale e quindi di poter sviluppare politiche mirate per i territori montani;
con il Decreto Legge 19 giugno 2015, n.78 recante “Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali”, all'articolo 12, vengono istituite le Zone Franche Emilia nei territori colpiti dall'alluvione del 2014 e nei comuni colpiti dal sisma del 2012 prevedendo notevoli agevolazioni per le imprese presenti in quei territori. Considerato che alla fine del 2015, nel Comune di Mirandola (MO), la Direzione dell'Agenzia delle Entrate ha già preparato il codice di disciplina ed adempimenti è senz’altro necessario sensibilizzare amministratori e politici a livello comunale, regionale e nazionale sulla necessità che anche questi provvedimenti vengano presi, al più presto, per le Terre Alte;
alla luce di quanto sopra espresso emerge la necessità di provvedere all’istituzione di Zone franche montane, simili a quelle urbane, nelle zone dell’Appennino emiliano, al fine di dare una risposta alle problematiche che penalizzano il territorio delle terre alte quali la carenza e insufficienza di infrastrutture, il dissesto idrogeologico che interferisce con la viabilità primaria e secondaria, lo spopolamento demografico per la mancanza di occupazione giovanile, l’abbandono delle attività pastorali che hanno generato riforestazione incontrollata di pascoli e terreni, il degrado del patrimonio edilizio rurale nonché la carenza di servizi alle imprese -:
se il Ministro interrogato intenda adottare ogni iniziativa volta all’istituzione delle zone franche montane, nelle zone dell’Appennino emiliano, e quali iniziative intenda intraprendere al fine di garantire le agevolazioni e gli incentivi previdenziali e fiscali in grado di attrarre gli investimenti di capitale e sostenere le imprese con benefici per l’occupazione.

On. Elio Massimo Palmizio

Risposta di mimmo 14:42 - 22/08/16

Speriamo il bene,
nonostante sia chiaro, che da anni servirebbe una spinta da parte delle istituzioni per affrontare
lo spopolamento delle nostre belle valli, ben venga quindi, anche se in ritardo,qualsiasi progetto che inviti eventuali investitori che vogliano aprire una qualsiasi attività, sperando ovviamente possa essere sostenibile e di rispetto verso il territorio.

Purtoppo l on Palmizio, è in contrasto con molti all'interno del Suo stesso partito e la cosa mi preoccupa per eventuali ed improvvise frenate del progetto;
comunque, al di là di ogni credo politico, io sono abituato a valutare ogni idea per il suo peso e applaudo a questa iniziativa.......
Buon giorno a tutti


Mimmo

 
Risposta di Beppe Conti 23:45 - 11/01/17

Atto Camera
Ordine del Giorno 9/04127-bis-A/259
presentato da
PALMIZIO Elio Massimo

testo di Venerdì 25 novembre 2016, seduta n. 709
La Camera, premesso che:
agli articoli 2 e 4 del disegno di legge in esame che contiene il «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziano 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019 si prevedono diverse misure relative al «Credito d'imposta per le strutture ricettive e per attività di ricerca e sviluppo»;

l'istituzione delle zone franche urbane (ZFU) è stata introdotta dall'articolo 1, comma 340, legge 24 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), in quanto strumento di sostegno all'economia in determinate aree del territorio nazionale, particolarmente in .ritardo sul versante dello sviluppo e della crescita, che, a seguito dell'espletamento di determinate procedure ed in armonia con il quadro regolatorio comunitario, possono beneficiare di una particolare fiscalità di vantaggio e di una mirata allocazione delle risorse;

sono numerose le problematiche che penalizzano i territori montuosi, su tutto il territorio nazionale, quali la carenza e l'insufficienza di infrastrutture, il dissesto idrogeologico, lo spopolamento demografico, l'abbandono delle attività pastorali, il degrado del patrimonio edilizio rurale nonché la scarsità di servizi alle imprese;

la Commissione europea ha constatato come la creazione di zone franche non incida sulla concorrenza in maniera sproporzionata, godendo di un regime di esenzioni fiscali;

l'Appennino rappresenta intrinsecamente una condizione di vita difficile per i propri abitanti, per l'orografia accidentata, per i trasporti e le comunicazioni; risulta quindi necessario approfondire le problematiche istituzionali e finanziarie del «sistema montagna» al fine di poter giungere alla definizione degli aspetti di coesione territoriale e quindi di poter sviluppare politiche mirate per i territori montani;

nel corso dell'esame del provvedimento A.C. 65-2284, il governo accolse come raccomandazione, l'ordine del giorno n. 9/65-A/7, a firma del sottoscritto, in tema di zone franche montane;

al fine di dare una risposta alle problematiche che penalizzano il territorio delle terre alte, quali la carenza e insufficienza di infrastrutture, il dissesto idrogeologico che interferisce con la viabilità primaria e secondaria, lo spopolamento demografico per la mancanza di occupazione giovanile, l'abbandono delle attività pastorali che hanno generato riforestazione incontrollata di pascoli e terreni, il degrado del patrimonio edilizio rurale nonché la carenza di servizi alle imprese;

l'istituzione di zone franche montane, con un numero di abitanti non superiore a 30 mila, potrebbe costituire un valido strumento di contrasto dei fenomeni di spopolamento delle aree montane, assicurando altresì condizioni di permanenza delle popolazione residenti nei territori montani e garantendo il superamento degli squilibri economico-sociali nelle zone montane, con particolare riguardo per le zone dell'Appennino parmense, impegna il Governo a valutare l'opportunità di prevedere, con successivi interventi normativi, l'istituzione di zone franche montane, su tutto il territorio nazionale, con specifico riguardo ai territori siti presso l'Appennino parmense, adottando ulteriori iniziative finalizzate a garantire agevolazioni e incentivi previdenziali fiscali in grado di attrarre gli investimenti di capitale e sostenere le imprese con benefici per l'occupazione.

 
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